articolo

Paura e Delirio a Las Vegas un viaggio verso il nulla!


08.02.2010 - Laura De Gori



Film psichedelico per eccellenza, può essere considerato il capolavoro del più visionario regista dei nostri tempi: Terry Gilliam. Ambientato nel 1971, racconta il “trip” allucinogeno e insieme il viaggio vero e proprio verso Las Vegas di due “anti-eroi”: Duke e Gonzo alla ricerca del “Sogno Americano” in dissolvimento. Il regista traduce in visioni psichedeliche gli stati di allucinazione di Hunter Thompson, autore e protagonista del più originale romanzo della controcultura degli anni ’60.

Gilliam ottiene un risultato straordinario attraverso la tecnologia digitale: è come se avesse infilato delle macchine da presa nel corpo degli attori per rendere visivamente gli stati di coscienza alterati dall’LSD. Si vedono pipistrelli volare in pieno giorno nel deserto, disegni sulla moquette prendere vita, una donna trasformarsi in animale mostruoso. Tutto è sospeso tra ilarità e orrore, tra oggettività e soggettività narcotica. Secondo il regista i due protagonisti apparentemente si drogano per divertimento, ma in realtà lo fanno per la disperazione e la rabbia indotte dalla consapevolezza che il “Sogno Americano” si è tramutato in incubo. Las Vegas è il simbolo di quel sogno infranto, è la città del vizio e del gioco, costruita nel deserto per essere valvola di sfogo della repressa società americana.

In tutto il film si respirano le paure e i deliri di una nazione in piena crisi politica e spirituale.
In una scena Duke fissa inebetito lo schermo televisivo sul quale scorrono le immagini della guerra in Vietnam, di Nixon e della contestazione giovanile. La sua pupilla dilatata per effetto della droga recepisce in maniera amplificata la realtà. Continui sono nel film i riferimenti ironici alla Love Generation, alla generazione hippy disillusa, rappresentata benissimo nella scena in cui Patty Smith canta Somebody to Love in mezzo a una folla di giovani in delirio dove appare anche Hunter Thompson in persona. Il film si chiude con una critica a Thimoty Leary, guru del movimento hippy: se negli anni ’60 la droga era il mezzo per aprire porte della percezione ora serve solo a fuggire dalla realtà verso il nulla.

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo