23.02.2010 - Monia Raffi Un robot che sbatte tra una parete e un letto. Rischia di non fermarsi, potrebbe continuare per sempre, è un’automa. Simbolo di alienazione per eccellenza. Giuliana si muove come quel robot, in una Ravenna distrutta dalla mano dell’uomo. Si trascina sconclusionata, estraniata, ma sembra essere anche l’unica ad avvertire la crisi che sta investendo tutti, compresi coloro che non se ne accorgono. Quelli che si fanno grosse risate alle spalle dello squallore. Il colore rende l’impressione della vita: non c’è il verde dei prati, il blu del mare e l’azzurro del cielo. E’ il grigio in tutte le sue sfumature inespressive a dominare il paesaggio e nello stesso modo a governare la (non)vita delle persone che vi abitano. Solo un rosso artificiale, innaturale, spicca in un violento contrasto. Giuliana è come quel mare morto dentro, dove non si può più pescare. Se il dorato deserto di Zabriskie, così infinito, libero e magico rispecchia il bisogno di Mark e Daria di sentirsi padroni di sé, capaci di vivere la loro giovinezza, ne Il deserto rosso il presagio di morte, insito nella natura fuorviata è il riflesso del suo male di vivere. Il mondo non è più vivo: la desolazione fa da padrona e la terra si popola di fantasmi. Antonioni lo ritrae in immagini sfuocate, negli uomini avvolti dalla nebbia, nella carcassa della fabbrica che domina sul nulla. Il rosso è il colore della passione, di chi è capace di provare emozioni. Giuliana è anche come questo rosso, sensibile al mondo che la circonda e per questo sofferente. La sua nevrosi altro non deriva che da questa troppa sensibilità, sensibilità che affiora dalle parole apparentemente insensate. L’incessante farneticare di Giuliana nasconde il dolore di chi non riesce a vivere in un mondo disumanizzato, di chi in continuazione cerca un disperato appiglio per andare avanti. Quello che forse pensava di poter trovare nella relazione con un altro uomo, Corrado, ma che in fondo si rivela uguale agli altri. L’assurdo dialogo/monologo con un marinaio che parla una lingua incomprensibile come a evidenziare che le sue parole erano tanto inutili sia con quelli che parlavano la sua lingua che con gli altri. “C’è qualcosa di terribile nella realtà ed io non so cos’è nessuno me lo dice” nessuno può aiutare Giuliana tanto meno quelli che non capiscono e la credono folle. Ma la spiaggia rosa, la bambina che nuota nel mare cristallino sono un respiro di sollievo: quella natura viva in contrapposizione a quella che l’uomo è stato capace di distruggere. Giuliana soffre perché è quella la sua idea del mondo, Giuliana in fondo non è quella sbagliata. E’ questo mondo morto ad esserlo. Antonioni ne Il deserto rosso, traccia la crisi dell’uomo che si trova a vivere in un mondo che sembra sempre più volerlo mettere da parte. E’ la crisi che deriva anche dall’industrializzazione, dalla perdita sempre più irreversibile del rapporto tra l’uomo e la terra. Una critica corale rivolta sia alla borghesia che alla classe operaia, che non si concentra sulla ricerca di un responsabile ma che vuole delineare un quadro più ampio. E Giuliana ne è la coscienza sensibile. Un film ancora tanto attuale nel ritratto della crisi intima, della nevrosi non come poetico male di vivere, soltanto interiore, ma come sofferenza causata dalle contingenze esterne. Un mondo sempre meno umanizzato, una società sempre più sorda e distante dai veri bisogni dell’essere umano. |

Un incidente d'auto provoca in Giuliana uno choc che, aggravato dall'ambiente particolare in cui la professione del marito, ingegnere elettronico, la costringe a vivere, si tramuta in uno stato di nevrosi depressiva. Corrado, un amico del marito, si sente attratto verso la donna e tenta di aiutarla ad uscire dalla sua solitudine piena di incubi, intrecciando con lei una fuggevole ed amara relazione. Tale esperienza non fa che aggravare lo stato depressivo della donna che si vede inconsapevolmente ingannata anche dal suo figlioletto, il quale finge d'essere colpito da una grave malattia. Fallito il tentativo di porre fine violentemente alla propria esistenza senza scopo, Giuliana continuerà la sua vita in precario equilibrio tra rassegnazione e pazzia.
Regia: Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura: Tonino Guerra, Michelangelo Antonioni
Interpreti: Monica Vitti, Richard Harris, Carlo Chionetti, Xenia Valderi, Rita Renoir, Lili Rheims, Valerio Baroleschi, Aldo Grotti, Emanuela Paola Carboni, Giuliano Missirini, Arturo Parmiani, Giovanni Lolli, Carla Ravasi, Ivo Scherpiani, Hiram Mino Madonia, Bruno Borghi, Giulio Cotignoli, Beppe Conti, Bruno Scipioni
Fotografia: Carlo Di Palma, Dario Di Palma
Musiche: Giovanni Fusco
Produzione: Angelo Rizzoli per film duemila (Roma), Francoriz (Parigi)
Distribuzione: Cineriz, Mondadori Video, Multigram
Francia, Italia 1964
116 Min
| Testata giornalistica registrata c/o il tribunale di Roma n. 287-2008_22/07 Sede legale:via delle Quattro Fontane 5, 00184 Roma - Direttore responsabile: Valerio Ceva Grimaldi Caporedattore: Marco Boccia - webmaster: mancinielisabetta |
|
|