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Simona La Mattina e l’anatomia prospettica


22.01.2011 - Maria Peritore

Se esiste un modo di essere artista che sta tra la propensione alla ricerca ludica e l’attitudine a sperimentare l’opera d’arte come avventura della mente, di sicuro questa maniera d'arte non può che essere associata subito a Simona La Mattina.

Formatasi artisticamente all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, la trentaduenne pittrice e interior decorator di origine siciliana sorprende per la particolare vocazione all’eclettismo, unita ad una visione della vita e dell’arte intese come viaggio esaltante attraverso luoghi fisici e situazioni in cui manifestare una sorta di innocente stupore.

Camminando 

 

Saliente nella sua produzione pittorica più recente, almeno sul piano formale, è l’interesse verso l’oggetto anatomico trasposto come specchio riflesso di uno spazio architettonicamente organizzato ed elaborato come un’unità di misura per cui non sembrerebbe poter sussistere la rappresentazione figurativa senza il corrispettivo intreccio di fughe prospettiche.
Sul piano concettuale, invece, i suoi dipinti, che nascono da un’ottima padronanza di un progetto/disegno, si inquadrano in un contesto di ampio respiro contemporaneo.

Tutti gli elementi raffigurati appaiono come i protagonisti di un evento in luoghi dove qualcosa sta per succedere, e di fatto accade, nel momento stesso in cui subentra il processo ri-creativo del fruitore.
Ciò comporta che la focalizzazione dello spazio sui diversi piani prospettici crei una sorta di piena emotiva da “happening”, e un momento di sospensione in cui si fonde la volontà di manifestare l’idea di una partecipata socialità alla tensione verso una introspezione più profonda e spirituale.
Componente suggestiva che, in qualche caso, non lascia dubbi circa gli appassionati studi spesi sui quadri di Kiefer, anche quando lo spazio narrante in questione è semplicemente un infinito cielo stellato che non vuol somigliare ad altro che ad un corpo nudo disteso.

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