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I Diari Della Motocicletta - Quel non so Che prima mancava


31.07.2011 - Andrea Zanacchi

Un viaggio si programma, se ne studiano al millimetro i chilometri da percorrere ogni giorno, la quantità di denaro da destinare a cibo, acqua, pernottamento.
Si può perfino programmare i giorni da destinare ad una città, un villaggio, le ore per fermarsi a visitare un mausoleo. Il motivo però, non si può programmare.
Magari si parte perché si ha del tempo a disposizione, perché ci si vuole divertire, perché si vogliono vedere altri posti; ma chiedetelo a chi volete, il vero motivo per cui si viaggia è l’inconsapevolezza.
Seduti al baretto con gli amici, il ventilatore smuove un’incandescente alitata d’aria e si decide.
Il viaggio è lì da sempre, tra lo stomaco e la bocca, ad un passo dal realizzarlo in parole; viviamo normalmente per dieci, vent’anni senza che ci sfiori l’idea ma poi, Bum, eccola lì vivida nei vostri occhi, non avete un perché da spiegare ad amici, amori e parenti, l’unica certezza è sciogliersi da ogni legame che avete avuto sin a quel momento e partire.
Una tenda, una considerevole scorta di tabacco ed una buona dose di fiducia che questo mondo sia pronto ad accogliere la nostra esperienza mistica.
Siamo partiti, siamo in due, su una moto che balbetta nuvole di fumo e chiazze d’olio ma siamo partiti.

L’Argentina è ormai un ricordo di vecchi palazzi, baci ed abbracci, nei nostri occhi strade polverose ed l’incertezza fatta di sterminati deserti, cime innevate, radure d’un verde smeraldo e volti ancora da scoprire. Suggestionanti atmosfere, luoghi magici catturati dalla macchina da presa, in cui i due giovani viaggiatori sono solo una macchia d’ombra che si confonde alle nuvole di fumo della Poderosa che avanza ormai senza freni per le strade sterrate, per salite e discese.
Si lancia senza timore, affrontando curve pericolose senza accennare a rallentare, come se volesse evitare ai due viaggiatori la visione di ciò che li circonda.
Un’America Latina martoriata, senza dignità, dove il povero ha la stessa considerazione di un sasso ed il ricco ha il potere di farne ciò che vuole.
Ma ad un tratto la Poderosa lascia andare la presa e cade senza più speranza, unica soluzione per i due giovani è continuare il viaggio a piedi.
Da questo momento, quello che era cominciato come la realizzazione d’un sogno giovanile, diviene qualcosa di più. Sono molti i primi piani della macchina da presa sul giovane Ernesto Guevara il cui sguardo sempre più spesso appare come un fiume in piena in procinto di straripare.

 

Il viaggio diventerà per Fuser l’esperienza mistica che condizionerà per sempre il resto della propria vita.
Un film ben riuscito, ripercorrendo le tappe fondamentali dii questo lungo viaggio verso una nuova consapevolezza; Walter Salles è riuscito a dare un spiegazione alle motivazioni che spinsero Fuser a diventare il Che.
Attraverso l’impiego di campi lunghi, in cui tutto sembra apparentemente fermo ed immobile, le lunghe inquadrature in cui vengono sospesi come in una fotografia i volti martoriati dalla disperazione del popolo, lo spettatore viene immerso in uno stato di coscienza che non può far altro che farti sentire parte di quel qualcosa che ha spinto Fuser a dover cambiare le cose.
Ed ecco che la motivazione sorge all’improvviso, senza nessun segno, sboccia come un fiore tra la neve e ciò che si può fare è soltanto coglierlo e posarlo sul petto.

 

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